PRESTITI E FINANZIAMENTI AL DIPENDENTE

Il lavoratore può chiedere al datore di lavoro un aiuto economico sotto forma di prestito, in aggiunta alla retribuzione, oppure attraverso la cessione del quinto dello stipendio.

I prestiti al dipendente: tipologie

I prestiti possono essere concessi al dipendente attraverso due modalità:

  • direttamente dal datore di lavoro, tramite il prestito agevolato;
  • in virtù di accordi e/o convenzioni stipulati tra datore di lavoro e istituto di credito.

A tal fine, sarà opportuno seguire una procedura che consenta di definire le condizioni del prestito (tasso applicato, modalità e tempi di restituzione, sanzioni e penali), gli aspetti burocratici riferiti alla richiesta da parte del lavoratore e accoglimento da parte del datore di lavoro, la gestione del prestito e la sua estinzione al momento della restituzione della cifra o della risoluzione del rapporto.

Disciplina fiscale
Prestito erogato dal datore di lavoro

Nel caso in cui il datore di lavoro riconosca un tasso agevolato, e quindi inferiore rispetto al tasso ufficiale di riferimento, l’importo da assoggettare a tassazione, in quanto considerato reddito da lavoro dipendente, è determinato secondo un criterio forfettario.
L’importo da assoggettare a tassazione è pari al 50% della differenza tra l’importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di sconto vigente al termine di ciascun anno e l’importo degli interessi calcolato al tasso applicato dal datore di lavoro.
Tale criterio di determinazione è valido per qualsiasi forma di finanziamento comunque erogato dal datore di lavoro, indipendentemente dalla durata e dalla valuta utilizzata.
Esempio
In caso di un prestito di € 10.000,00, se il tasso BCE è pari all’1,5% e quello applicato dal datore di lavoro è pari allo 0,80%, il valore del fringe benefit è pari a € 70,00 (150,00 – 80,00).

Prestito erogato da istituto di credito

Se il prestito è erogato dall’istituto di credito in base a specifiche convenzioni, il datore di lavoro si accolla una quota degli interessi relativi al prestito erogato al dipendente, provvedendo a corrispondere direttamente alla banca il relativo ammontare.
La banca, pertanto, addebita al dipendente la rata del prestito decurtata della quota interessi.
Il datore di lavoro eroga una quota degli interessi, provvedendo direttamente all’accredito sul conto corrente del lavoratore nel quale la banca preleva le rate del mutuo.
Sarà assoggettato ad imposta il 50% dell’ammontare risultante dalla differenza tra gli interessi calcolati al tasso ufficiale di riferimento vigente al 31 dicembre di ciascun anno e gli interessi al tasso applicato dalla banca mutuante, decurtati del contributo erogato dall’azienda.

La cessione del quinto dello stipendio

La cessione del quinto dello stipendio è una forma di finanziamento a tasso fisso con rimborso rate costanti.
La particolarità è data dal fatto che il rimborso delle rate avviene attraverso una trattenuta sul netto in busta paga del lavoratore.
Il datore di lavoro è, pertanto, il soggetto tenuto a versare le rate a favore dell’istituto che ha concesso il prestito.
La locuzione “cessione del quinto” deriva dall’importo della rata di rimborso che, normalmente, non può eccedere la quinta parte dello stipendio netto mensile.
Talvolta, allo scopo di aumentare la somma erogata, è tuttavia possibile arrivare ad una rata massima pari a due quinti dello stipendio, ma è necessario sottoscrivere oltre al contratto di cessione del quinto, anche un contratto di delega del pagamento, che impegna l’altro quinto dello stipendio.
Chi può richiederla?
Per poter richiedere la cessione dello stipendio, in genere, il lavoratore deve essere assunto con contratto a tempo indeterminato ed avere un’anzianità lavorativa minima, che varia a seconda della compagnia assicurativa che fornisce la polizza e che, generalmente, è di qualche mese.
Per i dipendenti con contratto a termine, la cessione del quinto della retribuzione è un evento poco usuale: quando si verifica, non può eccedere il periodo di tempo che, al momento dell’operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto.
Anche l’azienda presso cui il richiedente lavora deve soddisfare alcuni criteri di ammissibilità (ad esempio, un numero minimo di dipendenti o un capitale sociale superiore ad un minimo stabilito),valutati in sede di delibera della richiesta.
Come funziona?
Il datore di lavoro non può opporsi alla richiesta di cessione del quinto di un dipendente. Una volta che quest’ultimo ha firmato il contratto per la cessione del quinto, il datore di lavoro è obbligato a garantire il pagamento puntuale di tutte le rate del prestito fino alla sua completa estinzione.
Al datore di lavoro si richiede il certificato di stipendio, documento che rappresenta la situazione economica del lavoratore e che contiene le voci standard che compongono lo stipendio: vengono evidenziate le trattenute e la quota cedibile, cioè la rata che può sostenere il lavoratore a fronte della richiesta della cessione del quinto.
Una volta che il lavoratore avvia la richiesta, al datore di lavoro viene notificato il contratto di cessione del quinto dello stipendio sottoscritto dal lavoratore, che contiene:

  • l’importo della rata da trattenere in busta paga;
  • le coordinate bancarie per il versamento;
  • la rata e la data di decorrenza della cessione.

Il datore di lavoro deve restituire un atto di benestare, ossia un documento firmato e timbrato, che attesta la veridicità dei dati rispetto a quanto riportato nel contratto e indica la data di inizio dell’addebito della rata nella busta paga del lavoratore.
In pratica, il datore di lavoro deve:

  • controllare che la rata proposta non ecceda il limite del 20% dello stipendio al netto di eventuali componenti variabili quali straordinari, assegni familiari e altro;
  • trattenere l’ammontare della rata prevista dalla busta paga del lavoratore;
  • versare l’ammontare alla banca o alla finanziaria che ha erogato il prestito entro il mese successivo;
  • rilasciare al lavoratore una certificazione che attesti l’avvenuto pagamento della rata del prestito dietro cessione del quinto.

Se la retribuzione subisce una riduzione non superiore al terzo, la trattenuta continua ad essere effettuata nella misura stabilita.

Importo del finanziamento

L’ammontare massimo del prestito dipende direttamente da:

  • anni di anzianità lavorativa;
  • TFR cumulato;
  • importo della retribuzione mensile.

 

 

Ringraziando per la Vostra collaborazione,

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