L’aumento delle temperature, aggravato dai cambiamenti climatici, sta incidendo in modo significativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le ondate di calore possono provocare esaurimento da calore, colpo di calore e altre patologie correlate, oltre a ridurre concentrazione, capacità decisionale e aumentare il rischio di infortuni.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare e gestire il rischio da stress termico, considerando condizioni ambientali, mansioni, orari di lavoro (con particolare attenzione alla fascia 12:30–17:00) e caratteristiche individuali dei lavoratori.

🏢 Misure di prevenzione negli ambienti indoor

Anche chi lavora al chiuso può essere esposto a stress termico, soprattutto in edifici poco raffrescati o in presenza di processi produttivi che generano calore. È possibile intervenire con misure organizzative e tecniche, tra cui:

  • Adattamento dei processi di lavoro per ridurre il rilascio di calore
  • Schermature riflettenti o barriere termoassorbenti
  • Isolamento dei macchinari che producono calore
  • Ventilazione di scarico per eliminare aria calda o vapore
  • Aree climatizzate o ombreggiate per le pause
  • Ventilatori e condizionamento
  • Smart working quando compatibile con l’attività

I lavoratori indoor risultano particolarmente esposti in edifici scarsamente raffreddati, in presenza di forte produzione di calore o quando devono utilizzare DPI che aumentano il carico termico.

🏗️ Misure di prevenzione negli ambienti outdoor

Per chi lavora all’aperto, il rischio è più elevato e spesso non mitigabile con interventi tecnici. È fondamentale adottare misure organizzative quali:

  • Monitoraggio delle condizioni meteo tramite un responsabile dedicato
  • Modifica degli orari di lavoro per evitare le ore più calde
  • Aree ombreggiate e pause frequenti
  • Idratazione adeguata
  • DPI adeguati
  • Formazione specifica sui rischi e sulle misure di prevenzione

I settori più esposti includono agricoltura, edilizia, silvicoltura, pesca, estrazione mineraria, trasporti e servizi pubblici.

Ordinanze regionali: Lazio e Toscana

Lazio

È vietato il lavoro all’aperto dalle 12:30 alle 16:00 fino al 15 settembre 2026 nei settori agricolo, florovivaistico, edilizia outdoor, cave, logistica di piazzale e consegne. Il divieto si applica solo nei giorni in cui la mappa Worklimate indica rischio ALTO per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa.

Toscana

Divieto analogo fino al 31 agosto 2026, valido nei giorni in cui, nonostante le misure di prevenzione, permane un rischio rilevante per la salute dei lavoratori.

💶 Cassa integrazione per eventi meteo e ordinanze

L’INPS riconosce la CIGO o l’assegno FIS in due casi:

1. Ordinanza della pubblica autorità

Causale: “sospensione o riduzione dell’attività per ordine di pubblica autorità”

2. Evento meteo – temperature elevate

Causale: “evento meteo – temperature elevate” Sono considerate rilevanti temperature >35/40°C, ma anche valori inferiori se la temperatura percepita è elevata.
Il documento ricorda che “non era possibile presentare due distinte domande riferite agli stessi lavoratori e a periodi sovrapponibili”, ma che l’INPS tiene conto delle ordinanze anche quando la domanda è presentata come “evento meteo”.

Vantaggi per le aziende (EONE)

Entrambe le causali rientrano negli eventi oggettivamente non evitabili (EONE). Ciò significa:

  • Nessun requisito dei 30 giorni di anzianità
  • Nessun contributo addizionale
  • Domanda entro l’ultimo giorno del mese successivo
  • Comunicazione sindacale semplificata
  • Per edilizia e lapidei, informativa ex art. 14 D.lgs. 148/2015 solo per proroghe oltre 13 settimane
📣 Conclusione

Le ondate di calore rappresentano un rischio strutturale che richiede valutazione accurata, prevenzione efficace e organizzazione tempestiva. Le aziende devono adottare misure tecniche e organizzative adeguate, monitorare costantemente le condizioni climatiche e utilizzare gli strumenti di sostegno economico disponibili.

 

 

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